Consigli per scrittori, regola numero 10: Passione. Perseveranza. Pazienza. Professionalità

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La Regola 10 di ‘Non ci sono regole’ è di quelle difficili. Prima di tutto, ci sono quattro aspetti di questa regola. E almeno uno di questi è in realtà una regola, una regola vera e propria, e non può essere ignorata – o viene ignorata a nostro rischio e pericolo.

Questa regola si chiama professionalità.

Passione

Ho elencato i Quattro Pilastri di cui sopra in un ordine preciso, in quanto, nella mia esperienza, quell’ordine riflette il processo di scrittura.

Probabilmente tutti noi scrittori abbiamo tutti familiarità con l’impeto inebriante che accompagna il singolo momento di ispirazione che segnala la nascita di una nuova opera.

La corsa alla scrivania, l’emozione, il senso di qualcosa di nuovo e in crescita che, probabilmente, ci tiene svegli la notte.

Se dormiamo, abbiamo buone probabilità di sognarlo. Quando ci svegliamo, stiamo già pensando a questo proposito e siamo ossessionati con la stampa, la pianificazione, anche prevedendo catastrofi. Potremmo anche aver preso appunti durante la notte.

Quella iniziale passione – come all’inizio di un nuovo rapporto – è essenziale. Abbiamo bisogno di quella passione; ne abbiamo bisogno per sostenerci attraverso le difficoltà della prima bozza.

Dopo di che, siamo da soli.


Perseveranza

Beh, non proprio, ma il paesaggio cambia.

Ora, una volta che la passione si stempera e possiamo vedere le difficoltà che ci attendono, c’è un’altra cosa che ci fa andare avanti.

E questo ‘qualcos’altro’ è la perseveranza.

Abbiamo bisogno di stare alla scrivania anche quando le cose non stanno andando bene. Dobbiamo concentrarci e affilare i nostri paragrafi, creare le nostre frasi, eliminare ciò che non è necessario. Abbiamo bisogno di trovare il coraggio di ‘uccidere i nostri cari’ ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Tutta la scrittura è riscrittura.

A volte, per un pezzo ci vorranno anche venti bozze, o più. Altre volte, meno: ma raramente un testo scritto raggiunge la pagina già completamente formato, come Atena uscita direttamente dalla testa di Zeus.

Invece, ha bisogno di essere elaborato e riformulato, spesso disperandocisi sopra, spesso lottandoci, perfezionandolo e affinandolo sempre, fino a quando non è il meglio che possiamo fare.

Questa è la perseveranza.


Pazienza

Cugina di primo grado della perseveranza è la pazienza.

A volte le loro radici sono così inestricabilmente intrecciate che è impossibile districarle. Ma in questo caso la pazienza ha diverse altre ramificazioni: resistere alla tentazione di mostrare il lavoro troppo presto a troppe persone, resistere soprattutto al farlo con parenti stretti e amici, fino a quando non si è pronti.

Quello che probabilmente si otterrà, mostrando un lavoro non rifinito a parenti e amici, è una critica, o almeno una mancanza di entusiasmo. Quello che si sta cercando è probabilmente invece una conferma universale. Bisogna aspettare, finché non si è sicuri di essere pronti, finché non si è ragionevolmente sicuri che il lavoro sia il meglio che possiamo fare.

Allo stesso modo, si deve essere pazienti circa la pubblicazione.

Spesso la corsa verso la pubblicazione rovina una storia potenzialmente buona o un romanzo. Bisogna concentrarsi sul processo, non sul prodotto, il più a lungo possibile.

Quando si pensa di averlo finito, si deve mettere il lavoro in un cassetto, starne lontani per un paio di mesi, iniziare qualcos’altro.

Bisogna vedere cosa si prova quando si apre il cassetto alcune settimane più tardi: siamo ancora convinti di essere pronti per la risposta del pubblico?

Non bisogna cercare di mettere fretta a se stessi, o al lavoro. Sarete entrambi pronti quando siete pronti.


Professionalità

E qui è dove si raggiunge la regola cardinale della professionalità.

C’è una possibilità, e una sola, di fare una prima impressione positiva. Qualunque sia la vostra trama, la vostra caratterizzazione, il genere, il pubblico: c’è la regola immutabile della correttezza.

Bisogna assicurarsi che la grammatica sia corretta, che la punteggiatura sia corretta, che l’ortografia sia impeccabile.

È il minimo che si può fare quando si richiede ai redattori di prendere in considerazione il nostro lavoro: ripagandoli con la massima cura nella presentazione.

Si deve controllare sui siti web degli editori le loro regole di presentazione, trovare la veste grafica e regolare di conseguenza il manoscritto.

E poi prepararsi per il rifiuto e sperare per l’accettazione.

E, nel frattempo, continuare a scrivere.


Fatemi sapere che cosa ne pensate – il vostro feedback è ben accetto!


Catherine

Foto: Noel Hillis

 

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