Maher di Lucy Kurien, Emil Kurbedinov: un ringraziamento

 In Diario, News

Il mese di maggio è stato pieno di attività molto diverse dalla mia normale routine. E ora mi contraddico: l’atto dello scrivere coinvolge così tante attività collaterali che a volte è difficile capire cosa la parola “normale” voglia dire.
È positivo in questo: la vita dello scrittore può essere più o meno varia a seconda di quello che scegliamo. E un po’ di imprevedibilità è sempre positiva. Movimenta le cose. Ci movimenta.

Il solo problema è che talvolta questi eventi “periferici” prendono il sopravvento, e questo può diventare un problema. In modo particolare se non vedo l’ora di tornare alla mia scrivania e a quel manoscritto incompleto che sta aspettando, nemmeno troppo pazientemente, tutta la mia attenzione. E poi ci sono momenti in cui i giorni lontani dalla scrivania possono portare ogni sorta di preziosi e inaspettati benefici. E così è stato per me, durante quel mese che ora è scivolato via. È già giugno: da non credere…


Lucy Kurien, fondatrice di Maher

Torniamo al 2011, durante una lunga visita in India. Incontrai una donna, di nome Lucy Kurien. Già sapevo qualcosa di lei: che aveva fondato una serie di rifugi in tutta l’India per le vittime di violenza domestica; che non aveva mai mandato via nessuno che si fosse trovato nel bisogno; che un tempo, volontariamente, era vissuta nei quartieri poveri di Bombay, per capire meglio la realtà della povertà insostenibile.

Lucy è anche una suora cattolica: ma una di quelle che ha scelto di vivere al di fuori della propria comunità, per essere d’aiuto a donne, bambini, e uomini indigenti, che ora vivono nei “Maher” (case madri), in 43 centri in tutto il sub continente.

A metà maggio Lucy è venuta a Dublino per far conoscere il lavoro che fa, per “seminare semi per il futuro”.

Era assistita, abilmente, da Bernie Hill, che vive in India 6 mesi l’anno, per aiutare a mandare avanti l’organizzazione di Lucy.


Lucy ha fondato “Maher” nel 1997, nella città di Pune, dopo essere stata testimone di un atto di indicibile violenza qualcosa come 6 anni prima. Dà rifugio e sicurezza a quelli che più ne hanno bisogno. Nei villaggi rurali dell’India, il sistema delle caste è ancora vivo e vegeto: quindi il suo lavoro è spesso malvisto, perché lei non fa distinzione di casta o fede.

All’inizio si è trovata una vera battaglia per le mani, in modo particolare quando si trattò di educare le ragazze giovani. “Secondo la psiche indiana – mi disse – educare le ragazze è come annaffiare le piante nel giardino del vicino”: una metafora da rimanere a bocca aperta, che mi è rimasta dentro.

Una delle aree del suo lavoro che continuo a trovare affascinanti è il suo fondare compagnie di teatro di strada. Gruppi di attori rappresentano recite a tema: sull’infanticidio femminile, sulla necessità della cultura, sulle risposte non violente alle difficoltà domestiche. “Non c’è motivo – dice Lucy – di creare un programma di conoscenza in quanto tale. Piuttosto, i giovani attori danno forma teatrale alle questioni sociali, vivendole attraverso il mezzo artistico.” Gli attori attirano enormi masse di curiosi e Lucy è stata in grado di implementare centinaia di programmi di educazione nei villaggi, proprio grazie al livello di coinvolgimento generato dall’arte teatrale.

Lucy ha centinaia di storie di abbandoni e perdite. Ma preferisce focalizzarsi su quello che può fare per apportare cambiamenti:

“Fatemi fare quello che posso, dove sono.”

Front Line Defenders

La sua filosofia, io credo, potrebbe essere condivisa dall’organizzazione Front Line Defenders, che ha celebrato l’impegno di coloro che lavorano per i diritti umani in tutto il mondo, in una cerimonia in municipio nella mattina di venerdì 26 maggio scorso. È stato un vero privilegio essere presente, ad ascoltare del coraggio di tante persone normali che rifiutano di non fare nulla di fronte all’oppressione, e che per questo affrontano ogni giorno minacce, intimidazioni, molestie.

Il Premio del 2017 per i difensori dei diritti umani a rischio è andato a Emil Kurbedinov, che fa l’avvocato in Crimea. Fin dall’occupazione illegale del paese da parte della Federazione Russa, Emil ha difeso la minoranza tatara in Crimea, gli attivisti della società civile, i giornalisti. Fornisce anche interventi d’emergenza e documentazioni della violazione dei diritti durante i raids e le perquisizioni nelle case degli attivisti.

Nel gennaio 2017 Emil stava andando a casa di uno degli attivisti, che era stata oggetto di perquisizione, quando rappresentanti mascherati del Centro crimeo di contrasto dell’estremismo lo sottoposero a fermo e lo portarono alla Direzione del Servizio di Sicurezza della Federazione Russa (FSB) per interrogarlo. Una corte distrettuale lo dichiarò colpevole di propaganda in favore di organizzazioni estremiste e lo condannò a 10 giorni di galera.

La storia di Emil è una delle tante che ho ascoltato quella mattina, e ciascuno degli attivisti nominati sarebbe stato un più che meritevole vincitore. le loro storie venivano dal Sud Africa, Vietnam, Kuwait e Nicaragua.

Emil ci ha detto che avere l’assoluzione per i suoi clienti era virtualmente impossibile, dato il sistema sotto il quale opera. Il suo compito principale, ha detto, è di offrire conforto e supporto a quelli che rappresenta, per rassicurarli che non li abbandonerà.

Io penso che lui, e Lucy, e Front Line Defenders stiano rendendo all’umanità un servizio da non sottovalutare.

Mi inchino a loro e torno alla mia scrivania.

Sorella Lucy Kurien - fondatrice di Maher - con Bernie Hill
Sorella Lucy Kurien - fondatrice di Maher - con Bernie Hill

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