Nuove edizioni e traduzioni, nuove copertine

 In Diario, News

È sempre eccitante vedere pubblicato un proprio libro.

Quando finalmente lo intravedi tra le altre copertine, sullo scaffale della libreria – reale o virtuale che sia – quasi stenti a crederci.

Dopo tutti gli anni di solitario lavoro creativo, dopo i mesi di editing (perché scrivere è riscrivere), infine il lavoro editoriale che precede la pubblicazione, quello che è completamente fuori dal tuo controllo…

No, dice l’editor, non puoi riscrivere i primi quattro capitoli. Andiamo in stampa tra una settimana! È troppo tardi per eliminare quel personaggio minore che ora, improvvisamente, ti sembra così poco convincente. No, non c’è tempo per riscrivere il finale: il libro è finito, il processo non può essere interrotto, no significa no!

E quindi, quando parliamo dell’eccitazione dell’essere pubblicati, non parliamo soltanto dei lati positivi di questa esperienza. L’eccitazione si mescola al senso di pericolo, alla paura, alla sempre presente ansia legata al momento in cui, con il libro pubblicato, ci si mette a nudo.

C’è sempre l’impressione che si sarebbe potuto fare MOLTO di meglio, questa volta, se solo ci avessero permesso di inserire quelle modifiche che ci sono venute in mente proprio ieri notte…

Ma alla fine ci si deve arrendere: il libro, nel bene e nel male, è là fuori, ora. Quasi si sentono i nemici affilare i loro coltelli; si comincia a immaginare i commenti negativi, scritti a caratteri cubitali; puoi sentire il suono sordo del fallimento, come se il libro cadesse giù da un dirupo, senza che nessuno se ne accorga, come quell’albero che cade in mezzo alla foresta senza fare rumore perché non c’è nessuno ad ascoltare.

Tutto questo fa parte della vita dello scrittore. Ma in qualche modo, tutto ciò non basta a fermare uno scrittore quando è consumato dalla necessità di raccontare una storia. Quando ti prudono le dita se non sei a scrivere.

Quando, per citare Stephen King:

Una volta che ti metti a scrivere, tutto il resto diventa ‘vagamente insoddisfacente’.

Se siamo fortunati, dovremo affrontare di nuovo tutto il processo quando i diritti del libro vengono acquistati da un editore straniero. Il gioco del ‘lasciare andare’ il libro ricomincia, con qualcosa in più da tenere in considerazione: il fatto che, se a un certo punto ci sentivamo impotenti in una lingua, adesso possiamo sentirci impotenti in due…

Possiamo solo essere fiduciosi: non possiamo controllare la qualità della traduzione; spesso non sappiamo nulla della copertina, se non troppo tardi; non sappiamo niente di come il libro sarà promosso. C’è solo una soluzione a tutti questi problemi. Non resta altro da fare che, citando Anne Enright:

‘Tornare alla scrivania e continuare a scrivere.’

Non c’è altro da fare.

Tantomeno sappiamo come sarà accolto il libro, quindi l’unica cosa che possiamo fare è continuare a scrivere, appunto, facendo del nostro meglio. Malgrado la globalizzazione, ciascun Paese ha un pubblico differente, e ogni pubblico ha una sua propria mentalità.

Questo per certi aspetti è confortante: non si può appiattire tutto.

Mandare un libro là fuori è un atto di speranza, di fede. Far tradurre un libro lo è ancora di più.

Qualche volta, però, si è così fortunati da trovare, grazie alla traduzione, un pubblico tutto nuovo.

Ho una grande ammirazione per il lavoro del traduttore – non lo dico per la prima volta.

Credo che la traduzione letteraria non sia semplicemente l’atto di riprodurre un testo da una lingua a un’altra. Si tratta, invece, di re immaginare il lavoro originale dello scrittore. Il traduttore crea un nuovo paesaggio immaginario per il testo, evidenziandone le sfumature e il sotto-testo che esiste in ogni opera letteraria.

Il traduttore migliore è quello che diventa invisibile. Il libro si legge come se fosse stato scritto originariamente in quella lingua.

Ma solo perché il traduttore diventa invisibile non significa che non ci sia.

Per questo io ne riconosco l’arte e li ringrazio. Questo mese l’edizione in brossura de Un terribile amore viene pubblicata in Italia e la nuova cover mi piace molto. A maggio sarà disponibile l’edizione in polacco, insieme a quelle tascabili per Irlanda e Regno Unito di The Years That Followed.

Nonostante tutte le sfide, scrivere rimane un processo emozionante.

In un certo senso, scrivere è già un atto di traduzione: la trasformazione dell’esperienza in linguaggio della finzione, con tutte le parole giuste nel giusto ordine.

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