Opere Prime: ‘Harvesting’, Lisa Harding

 In Diario, News

Benvenuti nel primo post di una serie tutta dedicata alle ‘Opere Prime’.

Sono davvero felice di presentare la scrittrice di romanzi, nonché attrice, Lisa Harding, il cui primo romanzo, Harvesting, è pubblicato da New Island, con relativo lancio il giorno 12 aprile.

Harvesting è stato descritto da Roddy Doyle come:

sconvolgente e sconvolgentemente buono.

È un romanzo che fa pensare, che provoca rabbia, che provoca sensi di colpa e che, cosa più importante, è scritto in modo stupendo.

Harvesting sarà presentato da Anthony Glavin presso la libreria Hodges Figgis, Dawson Street, Dublino, il 12 aprile, nel pomeriggio.

Ma eccoci alle domande per Lisa.

1 – Harvesting è un racconto avvincente – buio e senza compromessi, ma impossibile da mettere giù. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia?

Quando stavo ancora recitando in Fair City, sono stata avvicinata da un rappresentante di Children Rights Alliance che mi chiese se fossi interessata a essere coinvolta in una campagna, gestita in collaborazione con The Body Shop, chiamata ‘Stop Sex Trafficking of children and Young People’. Ho detto subito di sì, e il mio ruolo era quello di leggere pubblicamente testimonianze di ragazze che erano state vittime della tratta di esseri umani in Irlanda.

Prima di quel giorno non avevo idea della portata del settore (circa 1,2 milioni di bambini vittime della tratta a livello mondiale per il commercio del sesso, con dati in aumento a causa dei vulnerabili minori migranti dispersi). E non sapevo neppure che l’Irlanda è considerata come un punto di destinazione per i trafficanti e turisti del sesso, e che alcune delle ragazze che cadono preda di questo mondo sono bambine anche di dodici anni, e alcune di loro sono irlandesi.

harvesting - lisa harding
harvesting - lisa harding

Ero scossa fino al midollo da quello che avevo letto quel giorno. Le storie delle ragazze avevano fatto presa e io non ero in grado di scuoterle via. Sapevo che volevo fare qualcosa per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica e dare voce a queste ragazze invisibili, ma non sapevo che cosa esattamente.

Ci sono voluti alcuni anni prima che Harvesting prendesse la forma che ha.

Siccome avevo scritto alcuni testi teatrali prima di allora, in un primo momento ho pensato che poteva essere un pezzo da teatro, poi ho scritto una serie di racconti in cui sono emersi i personaggi di Sammy e Nico (le due protagoniste principali di Harvesting).

Ho saputo che sarebbe diventato un romanzo solo quando ho capito che non potevo smettere di scrivere, che le storie richiedevano una forma più lunga.

2 – I due personaggi principali sono bambine – potrebbero essere le nostre figlie. Tu vivi il loro mondo in un modo che fa presa sul lettore – e quella presa può essere profondamente disagevole. Come scrittrice, quanto è stato difficile fare il salto di empatia immaginativa nel mondo delle ragazze?

Credo che sapessi che così avrei reso a queste ragazze giustizia.

Non ho potuto trattare marginalmente la questione, o cercare di confezionare la storia in modo che fosse carina e appetibile per il mercato, o addirittura renderle personaggi secondari, come spesso sembrano essere le donne oggetto di commercio del sesso in romanzi polizieschi o thriller.

Volevo la loro piena espressione, volevo umanizzare queste statistiche che leggiamo nei report giornalistici.

Volevo scrivere in una maniera che fosse il più coinvolgente possibile per il lettore, così ho scelto di scrivere al presente, in modo che il lettore vivesse il momento come le ragazze vivevano il momento, e ho anche scelto la prima persona, quell’Io che è intimo e struggente.

Una volta che ho potuto sentire le loro voci, ho permesso loro di raccontare le loro storie attraverso di me, senza alcuna censura da parte mia. Onestamente, il mio cuore si è spezzato non appena mi sono imbattuta in alcune storie di queste ragazze e ho voluto avvicinarmi a tutta l’impresa con il cuore più aperto possibile.

Ho sentito un grande senso di responsabilità nel mettere queste storie al mondo, e sono stata contenta di avere l’appoggio di ONG in Moldova e Dublino, che hanno letto e approvato il testo. Un rappresentante sia di CCF Moldavia che di Ruhama ha ritenuto che un libro come questo abbia il potere di toccare le menti e i cuori dei lettori in un modo in cui nessun reportage potrebbe fare.

3 – Puoi dirci qualcosa del lavoro di ricerca impiegato nella scrittura di Harvesting?

Una volta accettato di far parte della campagna, mi è stata fornita una relazione da parte di Children’s Rights Alliance, che mi ha anche fornito studi di casi, resoconti di prima mano, statistiche, logistica, rotte dei trafficanti, il fatto che si tratta di un’industria da miliardi di dollari – la terza attività illegale dopo droga e armi, e quasi altrettanto redditizia. Ecpat International è un’iniziativa globale che si propone di eliminare lo sfruttamento sessuale dei bambini, ed è stata collegata con la campagna in Irlanda. Anche la Polizia in Irlanda ha un sito web: www.blueblindfold.gov.ie che fornisce informazioni sul traffico interno. Il suo motto è: ‘Non chiudere gli occhi’.

Sebbene la ricerca sia stata una parte enorme del processo messo in atto per scrivere Harvesting, è arrivato un momento in cui non potevo permettermi di leggere di più e ho lasciato che la mia immaginazione prendesse il sopravvento. In definitiva i personaggi sono opere di narrativa; essi non si basano sulla testimonianza di una ragazza in particolare, ma spero che incarnino una verità universale. E ho controllato eventuali problemi di plausibilità con le ONG che sono state così gentili da leggere il manoscritto.

4 – Questo romanzo mi ha colpito come esplorazione di abuso di potere. Puoi rispondere in proposito?

Non ci può essere sicuramente maggiore di abuso di potere del traffico di esseri umani, per qualsiasi scopo.

Sembra inconcepibile – in una società civile e moderna come la nostra – che una schiavitù di questo tipo possa esistere. È un mondo nascosto, governato da paura e segretezza e vergogna, e c’è bisogno di una luce che lo illumini e una pubblicizzazione rigorosa, insieme a un impegno in ambito pubblico.

5 – Puoi dirci qualcosa sul processo implicato nella scrittura di questo tuo primo romanzo? Con che cosa hai dovuto lottare di più? Che cosa è venuto fuori ‘completamente formato’ così come lo hai scritto?

Mi sono avvicinata allo scrivere questo mio primo romanzo allo stesso modo in cui mi approccio al creare un personaggio come attrice: dall’interno verso l’esterno.

Una volta che ho potuto sentire le voci di Sammy e Nico, e ho saputo che erano autentiche, le ho lasciate fluire. La storia deriva dalla psiche dei personaggi e la verità delle loro azioni. Ho davvero davvero soffermarmi dopo l’esplosione iniziale della scrittura, che è accaduta nel giro di sei mesi.

Sembrava fluire fuori da me senza alcun pensiero cosciente da parte mia, ciò che si potrebbe chiamare ‘improvvisazione’. L’ho lasciata da sola per un paio di settimane, come spesso suggerito, e poi ci sono tornata su con una mente più distaccata e razionale, per fare le correzioni. A causa dello stile ‘a flusso libero’ del romanzo – il fatto che è raccontato in capitoli che sono davvero monologhi estesi alternati – non c’era una quantità enorme di editing. Fino a quando non mi sono trovata a lavorare con l’editore, naturalmente! Questa è stata la fase più impegnativa del processo, e molto benaccetta.

6 – Che cosa c’è nel futuro di Lisa Harding, romanziera?

Sono sempre interessata alla scrittura che riguarda temi sociali e soggetti che generano una forte risposta in me come essere umano. Sono stata a lungo affascinata dal posto che l’alcol occupa nella nostra vita quotidiana, da come sia una droga socialmente accettabile e così normalizzata, ma possa devastare la vita di alcune persone, se la loro chimica reagisce in un certo modo.

Ho quasi finito la prima bozza del secondo romanzo che affronta questo argomento: come alcune persone hanno quella che viene chiamata ‘doppia diagnosi’, dove l’alcol si presenta come il problema, ma c’è un problema di fondo emotivo / psicologico che passa inosservato. Il romanzo esplora come l’approccio ‘one-size-fits-all’ al recupero che è offerto liberamente non funzioni per tutti.

E specificamente riguarda la lotta di una giovane madre per trovare la guarigione e gli effetti sul suo giovane figlio. Non è tutto negativo tuttavia, in quanto c’è un grande amore materno (per quanto caotico) al centro.

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