Regole per scrivere un libro – 7: prendere appunti su un quaderno

 In Diario, News

Oggi, quando prendiamo un appuntamento, o controlliamo una data o vogliamo prendere appunti su qualcosa che dobbiamo assolutamente ricordare, molti di noi allungano una mano e prendono il telefono.


Lo smartphone è diventato il nostro registratore, la nostra macchina fotografica, la nostra sveglia, la casella di posta per mail e messaggi, la connessione con Twitter e Facebook e Internet e, oh, sì, il nostro telefono.

Dico “molti di noi”, ma ho osservato qualcosa di interessante nell’ultimo paio d’anni.

Recentemente, al lancio di un libro, e mi accade spesso, sedevo accanto a un altro scrittore, uno molto più giovane, e uno che è tecnologicamente molto più “scafato” di me sui social network.

Stavamo ascoltando altri scrittori di romanzi parlare delle loro attività e, con mia somma gioia, il giovane autore alla mia sinistra ha tirato fuori un quaderno.

Piccolo, a dire il vero, ma pur sempre un quaderno, e una penna.

Il mio, va detto, ce lo avevo tra le mani fin dall’inizio.

Non per prendere pedissequamente appunti, ma per avere l’opportunità di rimarcare qualcosa, sottolineare una parola, una frase, una brillante intuizione, qualcosa che sapevo avrei trovato interessante in seguito.

Quando dico “con mia somma gioia”, intendo, perché so, una volta che vedo emergere un quaderno, di aver trovato uno spirito affine.

Qualcuno che istintivamente capisce il nesso tra mano, pagina, penna e processo creativo.

Scriversi a mano un appunto fa accadere qualcosa che non avviene, nella mia esperienza, con la sezione “Notes” del mio cellulare.

Non chiedetemi la ragione, perché non ho idea di quale sia la risposta a questa domanda.

Quel che so è che molti poeti di mia conoscenza non toccherebbero una tastiera finché i primi abbozzi dei loro poemi non fossero stati completati a mano.

La penna ci fa rallentare, ci costringe a scegliere la più giusta e appropriata immagine.

Ci fa concentrare sul linguaggio che usiamo.

E crea uno spazio in cui qualcosa di magico può accadere, se lo permettiamo.

Il quaderno pronto in tasca è anche meno invadente, credo.

Tirare fuori un cellulare mentre qualcuno parla può dare l’impressione che stiamo controllando le mail, o tweettando, o navigando su Facebook: tutte cose che tante persone fanno, cose che significano che non stanno gustando in pieno il presente, perché sono così impegnati a comunicare col mondo, piuttosto che con loro stessi.

Possiamo, invece, prendere qualche appunto con carta e penna senza irritare o insultare l’oratore che presumibilmente siamo venuti ad ascoltare.

Avere un quadernino nascosto è utile anche sui mezzi pubblici, io credo, dove spesso odo per caso gemme di arguzia e saggezza da insospettabili passeggeri.

Quel che voglio è annotare in fretta una o due parole, prendere un appunto sul cappello di qualcuno o ricordarmi della loro furia di fronte al misero dono di nozze da parte della zia Emily, ed è tutto molto più veloce e facile che trafficare con le opzioni sul mio cellulare.

Non mi piace lottare per scrivere qualcosa su quella mini tastierina virtuale, una lettera alla volta.

Ma questo vale per me.

Gli psicologi dicono che di notte, prima di addormentarci,  possiamo sperimentare un momento di fertile immaginazione.

Il subconscio si fa vivo in quei momenti di dormiveglia prima dell’oblio.

Spesso qualcosa mi sovviene e io cerco il mio quaderno sul comodino e ce lo appunto.

E spesso sono sorpresa di trovarlo lì la mattina dopo.

E a proposito di mattine, i sogni, quando stiamo per svegliarci, appaiono vividi e potenti e ci diciamo: me lo devo ricordare!

Ma non lo facciamo, perché il sogno svanisce appena ci svegliamo e diventa subito un ricordo d’ombra, finché scompare completamente un paio di ore più tardi.

Ma con un quaderno accanto posso catturare quel momento in tutta la sua bizzarria, e spesso una parola o due sono sufficienti perché si ripresenti l’intero sogno.

Provare per credere.


Fatemi sapere che cosa ne pensate – il vostro feedback è ben accetto!


Catherine

Foto: Noel Hillis

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