Regole per scrivere un libro – 4: alimentare l’immaginazione

 In Diario, News

Un nuovo capitolo della serie di consigli su come scrivere un libro. Questa volta ci occupiamo dell’immaginazione e di come aiutarla.

Se volete scrivere un libro (non sto parlando di “essere uno scrittore”: ci sono strane fantasie a proposito della “vita da scrittore”…), è abbastanza ragionevole scommettere che avete un qualche interesse per ciò che fa appassionare le persone.

Sia che vogliate raccontare una storia mozzafiato, una tenera storia d’amore o un romanzo poliziesco con tanto di colpo di scena finale, lo scrittore deve fare i conti con la gente.

Con ciò che la gente ama, odia, con le sue motivazioni, i suoi segreti, i suoi sogni, il suo lato oscuro.

Scrivere un libro è scrivere di personaggi

Per me, il romanzo sta tutto nei personaggi. Il creare delle persone dando loro una famiglia e amici immaginari. Ho letto da qualche parte che:

Il blocco dello scrittore è quando i tuoi amici immaginari non ti parlano più.

Ricordate quando avevate cinque anni e al parco giochi i vostri amici (quelli reali) non volevano più parlarvi? Ecco, è altrettanto penoso…

Ma (e sto tornando a qualcosa di cui ho già parlato a proposito del processo dell’ispirazione) potete, se lo volete davvero, trovare il modo di uscire da un blocco dello scrittore.

Amici immaginari

Tutto sta nell’incoraggiare quegli amici immaginari a parlarvi di nuovo.

È necessario passare del tempo con loro. Scrivere: a loro, di loro, a proposito di loro.

Portateveli fuori per una cena immaginaria e vedete dove va a finire la conversazione. Non è altro che attraverso lo scrivere che creerete, strato su strato, i vostri personaggi.

Questo processo è tutto nell’alimentare l’immaginazione: da qui la metafora della cena immaginaria!

E più la si alimenta, più l’immaginazione diventa robusta, curiosa, fiduciosa di sé. Ma quando si deve “immaginare” una persona, da dove cominciare?

Ci sono molti possibili spunti, ma iniziamo con il provarne uno.

Scrivere un libro partendo dall’identikit dei personaggi

Scegliete un personaggio, dategli, datele, un nome.

Che cosa c’è in un nome?

Molto, a dir la verità. Il nome che avrete scelto sarà sicuramente significativo, anche se magari qualche volta non vi renderete conto del perché. Dovete essere sicuri di sentirvi a vostro agio con il nome che avete scelto: perché probabilmente spenderete molto tempo insieme.

Cominciate ora ad abbozzare un’intera esistenza per quella persona immaginaria e vedete che succede.

È meglio farlo per scritto – pagina o schermo che sia – per dare maggiore concretezza ai dettagli: solo pensare a quei dettagli non è abbastanza per ancorarli alla vostra immaginazione, e potreste finire per non averli a portata di mano quando vi servono.

Date ai vostri personaggi una data di nascita, una famiglia, degli amici, delle passioni. Date loro dei genitori, fratelli e sorelle; decidete dove sono andati a scuola, e che aspetto hanno quando iniziano a far parte della vostra storia. Amano la lettura, o la musica?

Quali ricordi della loro infanzia si sono portati dietro, e in che cosa potrebbero essere differenti da quelli di fratelli o sorelle?

La crisi

E ora metteteli in difficoltà, di fronte a una tragedia, una crisi inaspettata. E osservateli mentre cambiano, reagiscono.

Le migliori pagine scritte sul comportamento umano sono quelle che approfondiscono i motivi del perché facciamo quello che facciamo.

Dovete vivere con i vostri personaggi, indossare i loro panni, dimostrare empatia rispetto alle loro difficoltà.

Nei suoi panni

Avete presente Atticus Finch in Il Buio Oltre la Siepe / To Kill a Mockingbird? Diceva che l’unico modo per comprendere le motivazioni di un’altra persona è mettersi i suoi panni e indossarli per qualche giorno.

No, non stava parlando dello scrivere, ma stava parlando dell’empatia, e l’empatia è una delle più importanti qualità dello scrittore.

Una delle più grandi gioe dello scrivere è proprio il coltivare quella immaginazione empatica che gli scrittori nutrono verso i personaggi che hanno creato.

Provateci: un personaggio per volta.

Che cosa si proverebbe a essere nei suoi panni? Esperitelo. Allenate i vostri muscoli da scrittura.

Molto di ciò che creerete in questo modo non finirà nella vostra storia, nel vostro romanzo. Né deve finirci.

Come per un dipinto, questo è il lavoro che precede il dipingere, la preparazione della tela ad accogliere quel dipinto che, poi, prenderà vita e brillerà sulla sua superficie.

Scriverete sotto traccia, abbozzando come il pittore ha i suoi bozzetti.

Sarete, con buona pace di assicuratori e contabili che si contendono il termine, uno scribacchino: una parola che si addice di più a noi scrittori…


Fatemi sapere che cosa ne pensate – il vostro feedback è ben accetto!


Catherine

Foto: Noel Hillis

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