Regole per scrivere un libro, regola numero 9: Guarda, Ascolta, Osserva

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Continua la mia serie di regole per scrivere un libro dedicata ai suggerimenti di scrittura creativa per chi si affaccia al mondo dello scrivere.

Siete mai entrati in una stanza, magari all’improvviso, magari non invitati, magari distrattamente, e avete sentito subito che qualcosa non andava tra la gente già lì prima di voi?

Forse era sceso il silenzio, o qualcuno non voleva incontrare il vostro sguardo.

Forse c’erano granelli di polvere d’emozioni sospesi nell’aria: quel tipo di riflesso che significa che le cose non sono proprio perfette.

Abbiamo tutti questi momenti di iper – percezione, ma credo che gli scrittori li abbiano più spesso e più intensamente di altri.

Scrivere un libro è da Outsider

Forse questo è dovuto al fatto che essere uno scrittore significa sempre essere un po’ un outsider: e così le nostre antenne sono più finemente sintonizzate rispetto ad altri.

Anche se questa sintonia ultra – fine può spesso farci sentire a disagio – per non dire di tanto in tanto paranoici – questa sensibilità è un dono.

Dobbiamo farne tesoro, per tirarne fuori tutto ciò che può rivelare sul modo in cui rispondiamo agli altri, e come gli altri rispondono a coloro che li circondano.

Guardare (gli altri)

Imparare a guardare gli altri è uno strumento prezioso per uno scrittore. Col guardare siamo in grado di scoprire le radici delle storie. Perché le storie sono tutte intorno a noi: abbiamo solo bisogno di imparare ad essere ricettivi.

Le nostre famiglie sono piene di storie: scuotete un po’ l’armadio e vedrete cosa risuona al suo interno, o addirittura cade, nel vostro grembo di scrittore.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il momento dell’ispirazione per farci precipitare verso la scrivania.

Non importa se ci sono lacune nella narrazione di famiglia: è in questi spazi che la fantasia comincia a mostrare i muscoli, per rimpolpare le ossa di un esile scheletro d’ombra.

Anche tutti quelli che incontriamo hanno una storia:

non esiste una cosa chiamata vita ordinaria.

Tutte le vite sono degne di essere raccontate. Guardate come i volti delle persone cambiano quando dicono agli altri qualcosa che è successo loro. Guardate il loro linguaggio del corpo, le loro espressioni, i gesti delle loro mani. Fatelo quietamente, senza invadenza.

E siate consapevoli del fatto che spesso le persone raccontano le loro storie senza parole.


Ascoltare

Ho visto la gente guardarmi con sospetto quando dico che viaggiare sui mezzi pubblici è di enorme vantaggio per uno scrittore.

Amo i mezzi pubblici, in tutte le forme: autobus, tram, treno. Forniscono infinite opportunità di origliare le conversazioni degli altri.

L’ascolto in questo modo è simile al guardare, e deve essere fatto in modo sottile, senza invadenza, senza essere espliciti.

Una volta alcuni formidabili pezzi di dialogo mi si sono rivelati quando ho ascoltato una lite di una giovane coppia che tornava a casa dopo il cinema.

Si sono seduti di fronte a me sul tram, senza nessuno sforzo per nascondere il loro disaccordo. L’intera carrozza era al corrente dei loro punti di vista contrastanti.

Tutti erano divertiti.

Il lavoro dello scrittore, naturalmente, è quindi quello di trasformare il germe di questa lite in finzione. In questo modo, essa ci appartiene, perché ora è diventata qualcosa di diverso: l’alchimia che cambia il metallo base dell’esperienza in oro.


Osservare

Alcuni dei molti sinonimi di ‘osservare’ includono ‘discernere’, ‘distinguere’ e ‘percepire’.

Li includo perché mi piace l’idea che uno scrittore deve scavare sotto la superficie delle cose, e delle persone. Mentre visione e ascolto sono comportamenti attivi, l’osservazione è più sfumata, più riflessiva.

Comporterà atti di archeologia emotiva, per esempio, o l’arte di realizzare collegamenti laddove non sono immediatamente evidenti, o sbrogliare le complessità di una situazione che può apparire, in superficie, semplice o lineare.

Osservare significa anche prendere tempo per studiare qualcosa in profondità, per essere pronti ad impegnarsi con un problema difficile, per vedere l’altro lato di una domanda.
Mettere le parole su carta è un’impresa difficile.

Mettere le parole giuste sulla carta è ancora più difficile.

Ma fa parte del lavoro dello scrittore essere chiari su ciò che vogliamo dire e dirlo nel miglior modo possibile.


Fatemi sapere che cosa ne pensate – il vostro feedback è ben accetto!


Catherine

Foto: Noel Hillis

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