Il successo del corso di scrittura creativa ‘Found in Translation’

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Il corso di scrittura creativa che si è tenuto recentemente a Dublino, tenuto da me e Lia Mills presso l’Istituto Italiano di Cultura, ha visto all’opera un gruppo di italiani entusiasti, che si sono cimentati sul tema di quanto il lavorare in una lingua diversa dalla propria possa aiutare la creatività: ecco che cosa è accaduto durante ‘Found in Translation’.

Sono sempre stata una sostenitrice del pensiero di Eleanor Roosevelt.

Ho sempre ammirato il suo instancabile impegno per i poveri durante la Grande Depressione negli Stati Uniti; la sua influenza, compassionevole e intelligente, su suo marito, il Presidente, nell’ottica di favorire politiche di uguaglianza e giustizia sociale; la sua vita privata non convenzionale: è stata una donna straordinaria.

Avevo in mente il suo motto:

‘Fa’ ogni giorno qualcosa che ti spaventa’

quando ho cominciato a pensare a tutto ciò che avrei voluto dire con questo post. Probabilmente possiamo applicare il suo motto a tutti gli aspetti della nostra vita – al bisogno di mettere in discussione ciò che facciamo quotidianamente e di uscire dalla cosiddetta comfort zone – ma l’ho trovata assolutamente appropriata per ciò che è accaduto all’Istituto Italiano di Cultura di Dublino solo qualche giorno fa.

Infatti ho passato cinque interi giorni con un gruppo di persone che sono venute proprio a fare qualcosa che le spaventava. E, almeno agli inizi, anche io e la mia collega Lia Mills eravamo spaventate.

Su invito di Massimiliano Roveri e Federica Sgaggio – due persone dalla intensa “irlandesità spirituale” – con Lia abbiamo lavorato alla creazione e attuazione di un corso di scrittura creativa molto particolare, perché pensato specificamente per persone per le quali l’Inglese non fosse la loro madrelingua.

Abbiamo battezzato il corso ‘Found in Translation’. Sia io sia Lia abbiamo sempre pensato che anche la scrittura di per sé è un atto di traduzione: quell’atto della creatività che cerca il modo migliore di dare vita a esperienze, osservazioni, a una particolare visione del mondo, e di comunicare tutto ciò per mezzo del linguaggio.
Otto intrepidi italiani hanno risposto alla chiamata e si sono uniti a noi, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, per più di trenta ore di discussioni intense, di esercizi pratici e, naturalmente, di scrittura.

Il tutto, in lingua inglese.

Credo di poter dire che i risultati – creativi, personali e pratici – sono andati ben oltre le nostre aspettative più ambiziose.
Ecco alcune impressioni dei partecipanti:

  • Ho trovato il corso così intenso e ben preparato che ne ho tratto molto di più di quanto mi fossi aspettata;

  • Gli argomenti affrontati, la gestione del gruppo, i materiali condivisi sono stati di qualità eccellente ☺;

  • Una esperienza fantastica dai risvolti impensati. È stato veramente molto utile per la mia esperienza di scrittura. Molte, molte grazie!;

  • Ha rispettato in pieno le mie aspettative. Non sono una scrittrice e mi ha dato molto di più delle semplici basi del processo della scrittura;

  • Credo che abbia eliminato il mio blocco e mi abbia ‘costretto’ a continuare a scrivere. Catherine e Lia, mi avete cambiato la vita!;

  • L’idea di avere anche delle sessioni individuali è fantastica. È attraverso quelle sessioni che ho potuto approfondire aspetti del mio scrivere che avevano bisogno di essere cambiati e migliorati.

Abbiamo subito detto ai partecipanti che dal corso avrebbero ricevuto tanto quanto fossero stati disposti a investirvi. E nel corso hanno investito moltissimo, con entusiasmo, apertura mentale e duro lavoro, scrivendo e riscrivendo per gran parte delle giornate.

Il livello di esperienza degli studenti era variegato: per alcuni era in assoluto la prima volta, altri avevano già seguito corsi di scrittura creativa, altri ancora erano già stati pubblicati. Il nostro corso era stato progettato attentamente per poter soddisfare tutti i vari livelli. Per far sì che la paura abbandonasse i principianti; per incoraggiare chi aveva già qualche esperienza ad ampliare i confini; per offrire agli scrittori una prospettiva diversa. E, a giudicare dai responsi appena citati, siamo riuscite a far passare tutto questo.

Scrivere ci spaventa.

Spaventa anche me – anche se ormai sono una scrittrice professionista quasi da un quarto di secolo. Credo che questa paura abbia le sue radici nella nostra infanzia. La domanda ‘Ma chi ti credi di essere?’ era senza dubbio molto frequente per la mia generazione, se si aveva il coraggio di alzare la testa per superare ciò che veniva considerato socialmente accettabile.

‘Chi ti autorizza a definirti una scrittrice?’ Perché scrivere era visto come un territorio riservato a una élite, un club esclusivo a cui le persone comuni non potevano neanche aspirare ad accedere.

‘Non puoi definirti una scrittrice se non sei mai stata pubblicata.’ Il vecchio adagio del dover avere diritto al titolo. Essere scrittore è una cosa, essere scrittore pubblicato è un’altra. Qualche volta queste due realtà coesistono felicemente, in genere dopo un lungo apprendistato. Perché come si fa a essere pubblicati, senza aver prima cominciato a essere scrittori?

Sentire la paura e agire comunque; mettere a tacere il nostro critico interiore; prepararsi a un salto di fede verso l’ignoto e seguire l’immaginazione là dove essa ci porti: erano, questi, gli obiettivi del corso, insieme al dare ai partecipanti gli strumenti per accedere alla propria creatività.

E, soprattutto, volevamo aiutare i nostri nuovi amici a iniziare: a tuffarsi nel misterioso processo dello scrivere e a seguire la corrente.

Siamo molto felici di aver raggiunto – e questo vale per tutti noi coinvolti – gli obiettivi che ci eravamo prefissati per questa settimana molto speciale.

‘Inizia tutto ciò che puoi fare, o che sogni di poter fare: il coraggio porta con sé genio, potere e magia.’

Goethe

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