Tre giorni a Bologna

 In Diario, News

L’inverno è arrivato.

Novembre significa cieli grigi, un improvviso, sempre inaspettato crollo delle temperature, un cambiamento dei contorni di una giornata. La luce che si affievolisce parla del periodo dell’anno in cui la terra sospira, si piega su se stessa, si rifugia in un lungo, lento sonno.

Quest’anno, però, il glorioso alone della luce autunnale è rimasto con noi per gran parte del “mese grigio”: un mese pieno di impegni, che mi ha dato l’impressione di essere sempre stata in movimento.

E, proprio a metà Novembre, ho avuto il piacere di visitare Bologna, come ospite della Casa delle donne per la loro conferenza.

Questo evento si ripete ogni anno e si tiene nella bellissima Biblioteca delle Donne dell’Università di Bologna. È stata una gioia vederne la meravigliosa collezione di libri, curata con tanta attenzione.

La conferenza di quest’anno si occupava della natura della violenza contro le donne affrontandone gli aspetti culturali, le responsabilità personali, il ruolo delle leggi.

Seguendo questo link potete leggere il mio intervento.

Le questioni che abbiamo discusso hanno tragicamente risuonato con gli eventi accaduti nei giorni immediatamente precedenti a Beirut, Parigi, Ankara.

Siamo andate avanti, pur consapevoli del fatto che il mondo sembrava ormai un posto veramente diverso.

Il giorno prima, quando il mondo ancora non si sentiva così in frantumi, ho avuto l’opportunità di girare per le strade di questa antica città, apprezzando le meraviglie che ha da offrire.

E che adesso, retrospettivamente, apprezzo ancora di più.

La chiesa di Santo Stefano per esempio, con il calore del suo esterno in mattoni rossi e la quieta semplicità degli spazi votivi. Nessuna ostentazione: piuttosto una quiete che parla di innumerevoli pellegrini, un anno dopo l’altro.

E la piazza di Santo Stefano, che piazza non è, bensì una sorta di triangolo magico che allontana i visitatori dalla chiesa verso il trambusto delle strette strade medievali del centro storico.

Passeggiando per i vicoli

Ho scoperto che quelle strade strette si chiamano “vicoli”, facendo tesoro di questa nuova parola per il mio vocabolario italiano che, seppur lentamente, cresce.

Ci siamo imbattute in vicoli ancora più piccoli, i “vicolini”.

Mi piace molto che, in Italiano, anche cose che divengono sempre più piccole abbiano la loro perfetta nomenclatura.

Concetti completi, finiti, per quanto di piccole cose, non semplicemente una versione ridotta di qualcosa di più grande.

All’ora di pranzo, con la mia nuova amica Paola, ci siamo avviate in un posto carinissimo, in Vicolo Ranocchi, chiamato semplicemente “Vino”.

catherine dunne in italia - bologna - attiAvevo chiesto a Paola di accompagnarmi alla scoperta dei luoghi meno convenzionali che lei ben conosce, non le consuete attrazioni turistiche.

E “Vino” prometteva subito bene, con un cartello secondo il quale poteva entrare solo chi bevesse vino, birra, o champagne.

 

Che cos’altro potevamo fare? Abbiamo sorseggiato un bicchiere di un vino bianco locale, sedute a un tavolo di legno che mostrava tutti i segni del tempo. Ho osservato affascinata come gli altri avventori aprissero i pacchetti del cibo comprato altrove e si accingessero a mangiare, conversando animatamente.

Non poteva mancare una visita da “Atti”, uno dei più famosi negozi bolognesi di enogastronomia: e non è certo stata una delusione.

 

catherine dunne in italia - bologna - leonidaMi è piaciuta molto, il mattino dopo, l’atmosfera indaffarata di “Colazione da Bianca”, così come il pranzo da “Leonida”: sarebbe stato divertente incrocare Umberto Eco: la prossima volta, magari…

Perché, sì: ci sarà una prossima volta.

Ogni città ha un suo fascino, ma Bologna, adesso, ha per me qualcosa di più: il fascino delle nuove amicizie che vi sono nate.

Ci incontreremo di nuovo.

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un terribile amore