Quello della cosiddetta ‘comfort zone’ è un concetto inapplicabile a uno scrittore. Tutta la scrittura ha a che fare con l’ignoto. Continue reading
Come Cade la Luce
[vc_row][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”1171″ img_size=”full” alignment=”center”][mk_custom_list]
- Dal mito a ‘Come Cade la Luce’, da Fedra a Melina.
- ‘Come Cade la Luce’, i personaggi: Alexia / Arianna.
- ‘Come Cade la Luce’, i personaggi: Mitros / il Minotauro.
[/mk_custom_list][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_custom_heading text=”Come Cade la Luce” font_container=”tag:h4|text_align:left|color:%23bc615c” use_theme_fonts=”yes”][vc_separator color=”custom” align=”align_left” border_width=”2″ el_width=”10″ accent_color=”#bc615c” css=”.vc_custom_1443528013032{padding-top: -10px !important;}”][vc_column_text css=”.vc_custom_1514281534725{margin-bottom: 0px !important;}”]Una madre severa e un padre comprensivo, una sorella maggiore troppo ribelle e una sorella minore troppo responsabile: ogni luogo comune è ribaltato nella famiglia Emilianides, emigrata da Cipro a Dublino dopo la tragedia del colpo di Stato del 1974.
Forse è per via di Mitros, il secondogenito, al centro del terzetto di figli, uno spazio di dramma tra la vivace Alexia e la tenera Melina. Mitros infatti, dopo una malattia che lo ha devastato a pochi mesi d’età, non cammina, non parla, non è chiaro se sappia sorridere: eppure sarà lui il deus ex machina di questa storia.
Perché grazie a lui la sua famiglia conoscerà quella di Cormac, il figlio del primario della clinica dove a un certo punto si rende necessario ricoverare Mitros adolescente. E l’incontro con Cormac sarà, per Melina ma non solo per lei, l’inizio di un altro destino, che sconvolgerà ogni cosa e metterà in crisi persino quanto lei ha di più caro: il legame con l’adorata sorella Alexia, forgiato nei difficili anni dell’adolescenza e temprato dagli sconvolgimenti della vita adulta…
Ancora una volta, Catherine Dunne tesse una grande storia famigliare e con delicatezza ci accompagna a crescere, amare, illuderci e soffrire assieme a Melina e ad Alexia, e al vivido cast di personaggi che ruota loro attorno.
Ci cattura con l’urgenza e la verità di una storia allo stesso tempo piena di intense svolte narrative e intrisa di predestinazione. E ci mostra una volta di più l’inesorabile verità dei sentimenti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_separator color=”custom” align=”align_left” border_width=”2″ el_width=”10″ accent_color=”#bc615c” css=”.vc_custom_1443528013032{padding-top: -10px !important;}”][vc_column_text css=”.vc_custom_1514280522466{margin-bottom: 0px !important;}”]Cari lettori, cari librai,
sono passati vent’anni dal mio romanzo d’esordio, La Metà di Niente, e da allora i miei personaggi sono molto cresciuti.
Raccontando le loro vite, le ho vissute anch’io. È sempre un’avventura emozionante, e amo questo viaggio che stiamo facendo insieme, tutti noi: scrittrice, personaggi, lettori e librai.
La mie più grandi passioni rimangono sempre le stesse: il modo in cui gestiamo le relazioni, come forgiamo noi stessi in opposizione al nostro ambiente famigliare. E come le donne devono continuare a lottare per trovare il loro posto nel mondo.
In Come Cade la Luce, vi presento
Melina: una donna forte e ostinata, attuale e classica allo stesso tempo, che infrange tutti i silenzi convenzionali.
In questa storia, Melina fa parte di una famiglia che alla fine degli anni Settanta viene costretta dalla guerra a lasciare la propria casa, a Cipro, per trasferirsi a Dublino, nella speranza di mettere nuove radici. Melina, molto determinata nella sua ricerca di libertà e di felicità, è la minore dei tre fratelli Emilianides: la ribelle Alessia è la sorella più grande, Mitros è il fratello gravemente disabile, adorato da entrambe.
Spero che questi miei personaggi vi conquisteranno e vi coinvolgeranno nella lettura,
Un saluto,
Catherine
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]
Il cibo e l’aria di casa in ‘Come Cade la Luce’
Nel periodo che porta al Natale, quando le pubblicità diventano un vero e proprio festival della nostalgia, sulle televisioni irlandesi passa una pubblicità che richiama “il gusto di casa”.
Viaggiare leggeri: riflessioni sull’imparare un’altra lingua
Aeroporto di Heathrow, maggio 1973.
Mi faccio strada tra la folla, seguendo le note scarabocchiate sulle stazioni della metropolitana, dove cambiare le linee, che uscita cercare. Le istruzioni di mio fratello sono su un pezzo di carta ormai sporca che è stato piegato molte volte, nascosto nella tasca dei miei jeans.
Ho diciannove anni.
Vado a vivere a Londra per la prima volta. Ma mi sento già una viaggiatrice esperta. Ho appena trascorso un anno in Spagna, insegnando inglese, lavorando come au pair, imparando a parlare la lingua prima di andare all’Università.
La Spagna era, a quel tempo, ancora in mano a Franco. Il dissenso politico era invisibile, represso. A volte, ne sentivo i rumori sotterranei.
I giornali – nazionali e regionali – riportavano solo i miglioramenti nella produzione industriale. Oppure raccontavano di colorate feste locali o di preti e vescovi cattolici che benedicevano nuove scuole, officiavano battesimi, prime comunioni o matrimoni di personaggi ricchi e influenti.
*
Anche un’altra Spagna esisteva, naturalmente: quella invisibile. Il paese che viveva sotto la superficie. La Spagna dei poveri e dei diseredati. La Spagna del fascismo e della crudeltà.
Un’amica catalana mi disse, molto tranquillamente, una notte davanti a un caffè, che suo padre era morto in prigione. Era stato arrestato e condannato a diversi anni per possesso di un giornale vietato e radicale. Per aver osato parlare una lingua non ufficiale.
I primi mesi a Valencia sono inebrianti. Soprattutto, amo la luce: il luccichio blu di ogni mattina, i cieli senza nuvole, la leggerezza di spirito delle persone che affollano i caffè all’aperto di una città che sembra sempre sveglia.
Mi piace anche il modo in cui scivolo in un nuovo linguaggio: mi sembra di indossare un vestito nuovo e audace, qualcosa che non avrei mai indossato in Irlanda. Ne consegue un senso di libertà. Scopro una me diversa, che a volte mi sorprende.
È qualcosa che osservo in tutti gli anni successivi: il modo in cui mostriamo differenti sfaccettature di noi stessi, a seconda della lingua che scegliamo di parlare.
Quando l’anno laggiù si avvicina al termine, sogno in spagnolo. Conto in spagnolo. Parlo speditamente, sicura di me. E mi sembra di aver lasciato indietro molto della vecchia me.
Ho perso molte paure, insieme a tante certezze. Ho imparato che le persone sono molto più complesse di quanto possano sembrare. E, per quanto esitante, ho iniziato a scrivere.
Poesia in un primo momento, giocando con le mie due lingue. Comincio a divorare i dizionari. La spinta esercitata dalle parole diventa più forte. Imparo a conoscere le sfumature, come le parole contino. Quanto conta la precisione.
A Londra, trovo un lavoro temporaneo presso la biblioteca dell’Alta Commissione australiana. È l’atmosfera perfetta per immergersi di nuovo nella lettura dell’inglese. Uno dei vantaggi del lavoro è che posso prendere in prestito tutti i libri che mi piacciono, per quanto voglio.
Patrick White vince il premio Nobel per la letteratura quell’anno, e comincio leggendo “The Tree of Man”, poi “Voss”, poi “The Vivisector” e, infine, “The Eye of the Storm”.
Probabilmente è più preciso dire che inalo questi romanzi. Sono sempre stata una lettrice vorace, e ora che sto ‘tornando’ all’inglese, divento più ossessionata che mai dai libri.
Mentre leggo, continuo a chiedermi come una particolare frase, o descrizione, o la motivazione di un personaggio possano essere espresse in spagnolo.
Ciascuna lingua illumina l’altra in così tanti modi… E ognuna mi aiuta a capire le sottigliezze della scrittura.
E ora, oggi, mentre il mio tempo a Tenerife termina, ho amato di nuovo vivere tra le due lingue.
Ci vogliono sempre circa 48 ore prima che il mio cervello passi completamente allo spagnolo. Ore faticose, a volte frustranti, in cui mi rendo conto che sto traducendo direttamente da una lingua all’altra, invece di parlare senza sforzo, senza cercare, senza inciampare.
Continuo a scoprire quanto parlare un’altra lingua sia un entusiasmante compagno di viaggio per uno scrittore. Mi porta in un luogo dove ogni parola ha il suo posto, ogni sfumatura richiede esplorazione, ogni frase riflette la luce.
‘Come Cade la Luce’, i personaggi: Mitros / il Minotauro
Continuando la carrellata dedicata ai personaggi di ‘Come cade la luce’: incontriamo Mitros, la libera reinterpretazione del Minotauro.Continue reading
‘Come Cade la Luce’, i personaggi: Alexia / Arianna
In ‘Come Cade la Luce’ il teatro della mia immaginazione si sviluppa attorno alla famiglia Emilianides, emigrata da Cipro a Dublino a metà degli Anni Settanta.Continue reading
Diario da Tenerife
Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, lunedì, ho preso il tram dal centro di Santa Cruz verso La Laguna – o meglio, San Cristóbal de la Laguna – città che fa parte degli UNESCO World Heritage Site.Continue reading
Dal mito a ‘Come Cade la Luce’, da Fedra a Melina
Chi è, davvero, la Fedra del mito? Come sono passata da quella Fedra alla mia Fedra, ovvero la Melina di ‘Come Cade la Luce’?Continue reading
Corso di scrittura creativa in inglese a Verona, febbraio 2018
Sono veramente contenta di tenere un corso di scrittura creativa, in inglese ma pensato per un pubblico italiano, che si terrà a Verona il 3 e 4 febbraio 2018. Continue reading
‘Come Cade la Luce’: tour 2018, dalla Spagna all’Italia
Ci sono tempi in cui mi fermo e mi metto a pensare alla buona sorte. Ci sono anche tanti momenti in cui non penso affatto, o in cui penso a quanto la vita sia dura, ma questa è un’altra storia. Anzi: altre due.Continue reading


