Fuori Luogo Festival, Asti, marzo 2018

 In Diario, News

È una luminosissima, bellissima mattina quella in cui arrivo ad Asti. Sono già stata ospite del festival Fuori Luogo una volta, quando si teneva nella tranquilla San Damiano. 
Questa volta, invece, il Festival si tiene in un edificio recentemente ristrutturato proprio nel centro di Asti, vicino al Palazzo di Giustizia. È un bellissimo spazio che può ospitare un centinaio di persone e che offre opportunità di ‘co-working’ al piano superiore: professionisti di diversi settori hanno la possibilità di incontrarsi in un ambiente veramente accogliente.

Fuori Luogo è quindi non tanto uno spazio dedicato soltanto alle arti, ma una comunità viva e vibrante di e per professionisti.

Si arriva magari per pranzo o per un caffè, in uno spazio che ha una sua identità ben definita.

Invitata da Marco Ferrero, ho preso parte all’evento di sabato 24 marzo dedicato al mio libro recentemente tradotto in italiano, Come cade la luce.

Sono molto felice della grande affluenza di pubblico ed è stata un piacere l’intervista di Noemi Cuffia.

Eravamo nelle mani della brava Barbara Zanotti, che ha tradotto la nostra conversazione in maniera brillante e professionale.

I miei più calorosi ringraziamenti a Noemi e Barbara per questa bellissima serata, tra amicizie vecchie e nuove!

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Come cerco sempre di fare in occasioni come questa, ho dedicato un po’ di tempo a visitare la città che mi ospitava, questa volta prima dell’evento. Il tempo mi ricordava casa: la pioggia era incessante. Ma Asti mi ha comunque colpita con il suo fascino.

È una cittadina di origine medievale, con ancora alcune strade pavimentate e le sue caratteristiche piazze, che ha oggi circa 76 mila abitanti.

Ogni anno si tiene in Piazza Alfieri il Palio Astese.

Vittorio Alfieri è uno dei poeti e drammaturghi italiani del XVIII Secolo più importanti. Il suo motto ‘Volli, sempre volli fortissimamente volli’, dedicato alla sua passione indefessa e all’impegno per lo scrivere, nonché alla solitudine che è necessaria alla scrittura stessa, ha ancora valore per gli scrittori di oggi…

Il palio si tiene ogni anno a settembre e ha luogo sin dal XIII Secolo. Culmina con la corsa sfrenata dei cavalli, con le bardature corrispondenti ai colori dei vari rioni.

Asti – il nome ha origine dalla parola ligure ‘Ast’, ‘collina’ – era favolosamente ricca nel Medioevo. Il commercio e le attività bancarie la ponevano al centro di una rete che si spandeva fino alle Fiandre e all’Inghilterra, attraverso la Francia: le ricche famiglie costruivano alte torri accanto ai rispettivi palazzi.

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Mentre passeggiavo per Asti la mia attenzione è stata attratta dal manifesto della mostra alla Fondazione Palazzo Mazzetti in Corso Alfieri.
Il giornalista italiano Domenico Quirico ha documentato la devastazione subita dalla città di Aleppo in una commovente mostra.

In una città ricca, sofisticata, le sue foto mostrano la distruzione causata non soltanto agli edifici, ma alle vite di chi li abitava.

Non appena si entra negli spazi dedicati alla mostra ci avvolge il rumore dei bombardamenti, il rumore assordante e costante che gli abitanti di Aleppo devono subire ogni giorno. Mi ha colpito la raccolta di scarpe che compare a un certo punto, memento per le vite spezzate di donne e bambini uccisi mentre erano in fila per il pane.

Una foto in bianco e nero colpisce in maniera particolare: una vecchia che, tra le macerie, cerca di tornare a casa: in mano una borsa di plastica con quel che è riuscita a trovare da mangiare. Bambini che raccolgono legna da ardere.

Le foto ‘prima e dopo’ di Quirico mostrano un quartiere commerciale divenuto poi un cumulo di macerie. La moschea, la piazza con la fontana, le strade affollate: tutto è perduto.

Un uomo, siriano, a cui era stato chiesto perché non fuggisse via, ha risposto:

‘Non c’è valigia grande abbastanza per portare via con me la mia anima, le mi amicizie, il meraviglioso cuore della città in cui sono nato. Come potrei portare via con me tutto questo?’

La mostra continua fino al 20 maggio. Se non potete andare, visitate il sito: perché la fotografia è ‘scrivere con la luce’ e Domenico Quirico ha scritto una narrazione capace di illuminare l’oscurità.

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