Eva Dorme / Eva Sleeps di Francesca Melandri: la mia recensione

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Eva Dorme, il romanzo d’esordio di Francesca Melandri, si è guadagnato il titolo di libro dell’anno della rivista Elle alla sua pubblicazione in Italia.

Adesso è disponibile anche in traduzione inglese, nella bella edizione Europa, e ho avuto il piacere di leggerlo di recente.

Dovrei dire, più che leggerlo, divorarlo, per come sono stata catturata da questa saga avvincente di amore, famiglia, disordini politici e le opposte esigenze di due retaggi e lingue differenti nell’area ristretta dell’Alto Adige / Sud Tirolo.

Il personaggio principale è Eva, una professionista single dal carattere indipendente, la voce narrante delle sezioni del romanzo ambientate al giorno d’oggi.

eva dorme - eva sleeps - francesca melandriEva è in viaggio in treno dall’Alto Adige all’estremo sud Italia: un viaggio che attraversa anche il suo stesso passato, e la complessa storia del suo Paese, che intanto le si dipana davanti nei suoi paesaggi sempre mutevoli.

È in viaggio per raggiungere Vito, l’amore della vita di sua madre, che sta morendo, e che è stato l’unico uomo ad amare Eva quasi come un padre.

La madre di Eva, Gerda, l’aveva data alla luce da ragazza madre agli inizi degli Anni Sessanta.

Gerda, impiegata nella cucina di un hotel, tra mille difficoltà ha cresciuto Eva in una società ferocemente moralista e in mezzo a condizioni di lavoro estremamente difficili: chiunque fosse iscritto al sindacato veniva immediatamente licenziato.

Ma Gerda sopravvive, con la tenacia con cui affronta il duro lavoro e grazie all’aiuto di Sepp e Maria, due brave persone della ristretta comunità sud – tirolese che hanno già tredici figli.

Ho amato il modo in cui la Melandri descrive le relazioni familiari in questa comunità chiusa che appare così vivida sulle pagine del romanzo: una rete di relazioni comunque moralista, non sempre ben disposta verso chi della comunità non fa parte:

i rapporti tra loro intessevano, come fili invisibili, una vasta coperta d’appartenenza, magari lisa lì dove due fratelli evitavano di parlarsi, o per via di una franca antipatia tra suocera e nuora, ma che si stendeva comunque su tutti e da cui nessuno era escluso. Nessuno, tranne Eva.

 

La gioventù di Eva, con la separazione da Gerda e l’essere inghiottita dalla nuova, grande famiglia, è turbolenta non solo dal punto di vista emotivo, ma anche da quello politico, per la comunità in cui Eva vive: gli anni tra il 1965 e il 1967 sono di grande agitazione per il Sud Tirolo / Alto Adige.

L’opposizione alla dominazione italiana era in crescita, gli episodi violenti più frequenti. La riconciliazione tra le due tradizioni – quella italiana e quella germanica– sembrava impossibile:

ora poi, figuriamoci, con le ubique colonne militari, le caserme in stato di massima allerta, i posti di blocco, i fermi, le perquisizioni.

 

Come l’Eva adulta ricorda di quegli anni:

 

I rapporti tra noi bambini Daitsch e quelli italiani erano semplici: non esistevano. Loro erano Walschen, appunto; noi “crucchi” o al massimo “tralli”, in omaggio a quei tralicci che ai nostri terroristi piaceva così tanto far saltare in aria.

La radicalizzazione delle due comunità, l’incapacità di trovare il modo di poter vivere insieme, il profondo iato culturale – in aggiunta all’incompetenza politica – sono aspetti che, per me, hanno molto in comune con i “Troubles” in Irlanda del Nord.

Quando un personaggio si lamenta del Sud Tirolo / Alto Adige esclamando: ‘Che posto complicato!’: so bene che cosa vuol dire.

Ma Eva Dorme è, comunque e soprattutto, un potente e convincente racconto di riconciliazione.

Riconciliazione tra due persone, tra passato e presente, tra la nostra visione di noi stessi e una differente, spesso meno piacevole, realtà.

La scrittura è diretta e intima, tanto in terza quanto in prima persona, ed Eva stessa abita tutte le pagine come un personaggio vivido, reale.

Francesca Melandri non rinuncia ad affrontare la complessità, personale o politica che sia, creando una narrazione che è ricca e illuminante a un tempo.

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