La diaspora irlandese di “Un Mondo Ignorato”

 In Diario, News

Trenta anni fa incontrai una donna.

Ero su un traghetto, italiano, partito da Venezia alla volta di ciò che è stata la Jugoslavia.

Il traghetto era carico di bambini, viaggiatori occasionali e turisti.

La donna era irlandese: aveva lasciato la sua Kilkenny negli anni Cinquanta rifacendosi una vita a Londra.

Abbiamo cominciato a parlare, in quel caldo giorno di luglio, e non abbiamo mai smesso.

Quella conversazione, la storia che quella donna mi raccontò, accesero la scintilla di ciò che sarebbe diventato per me un affascinante viaggio di scoperta.

Un viaggio che ha dato vita nel 2003 a An Unconsidered People / Un Mondo Ignorato – una storia sociale degli immigrati irlandesi nella Londra degli Anni Cinquanta.

Un viaggio reale e metaforico che ha fatto luce su vicende irlandesi rimaste stranamente nascoste fino ad allora.

Non sapevo, per esempio, che quattro bambini irlandesi su cinque nati tra il 1931 e il 1941 sarebbero stati costretti a emigrare.

Non sapevo che mezzo milione di Irlandesi lasciò le proprie case negli Anni Cinquanta, l’ottanta per cento di loro per sopravvivere, per lavorare nel Regno Unito.

Non lo sapevo perché nessuno ce ne ha parlato: la storia insegnata a scuola non fa menzione di questo immenso fallimento da parte dello stato irlandese nel provvedere ai suoi cittadini.

Tutti sapevamo a livello familiare, locale, che la gente – intere famiglie – se ne andava a cercare lavoro altrove, ma non avevamo riconnesso il tutto, non avevamo compreso la portata dell’esodo irlandese in quegli anni terribili.

Negli Anni Cinquanta un migliaio di persone alla settimana lasciava l’isola.

Ogni settimana. Per dieci anni.

Non sapevo neppure che l’imperativo economico che costringeva a salire sulle “navi bestiame” verso il Regno Unito era solo una parte della storia.

Perché le donne irlandesi hanno la loro diversa, distinta storia di questo esodo di massa.

Sì, se ne andavano a cercare lavoro, perché a casa non c’era abbastanza per vivere; ma oltre a questo, le donne che se ne andavano stavano prendendo una posizione, stavano affermando qualcosa.

Andavano in cerca di libertà, di avventura, della possibilità di fuggire dalla fatica e disperazione delle vite vissute dalle loro madri e nonne. Furono i loro piedi a decidere.

La storia delle donne irlandesi emigrate è così particolarmente interessante. Al contrario che per altre nazionalità, le donne irlandesi erano più giovani degli uomini che lasciavano l’Irlanda; solitamente erano single, spesso viaggiavano da sole.

Con An Unconsidered People / Un Mondo Ignorato ho cercato di ricostruire la trama delle vite quotidiane di uomini e donne che lottavano cercando di adattarsi a una nuova, spesso sconcertante vita.

Il libro è un riconoscimento allo straordinario ruolo svolto dagli emigrati nella vita sociale ed economica dell’Irlanda.

Fu la paga degli emigrati, il denaro mandato a casa, a tenere la barca a galla.

In un solo anno – il 1961 – l’intero budget destinato all’educazione dallo Stato fu di 14 milioni di sterline. In quello stesso anno il denaro inviato dagli emigrati – o almeno di quello registrato – fu di 13,5 milioni di sterline.

Dobbiamo loro veramente moltissimo.

Di recente BBC Radio 4 ha lanciato una serie dal titolo The Anglo-Irish Century – il secolo Anglo-Irlandese.

Nel terzo episodio ho conversato con Diarmuid Ferriter su alcuni aspetti della vita degli emigrati irlandesi negli Anni Cinquanta.

Ascoltare le voci registrate mi ha riportato agli anni spesi a Kilburn e Cricklewood.

Ascoltatele anche voi.

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