Viaggiare leggeri: riflessioni sull’imparare un’altra lingua

 In Diario, News

Aeroporto di Heathrow, maggio 1973.

Mi faccio strada tra la folla, seguendo le note scarabocchiate sulle stazioni della metropolitana, dove cambiare le linee, che uscita cercare. Le istruzioni di mio fratello sono su un pezzo di carta ormai sporca che è stato piegato molte volte, nascosto nella tasca dei miei jeans.

Ho diciannove anni.

Vado a vivere a Londra per la prima volta. Ma mi sento già una viaggiatrice esperta. Ho appena trascorso un anno in Spagna, insegnando inglese, lavorando come au pair, imparando a parlare la lingua prima di andare all’Università.

La Spagna era, a quel tempo, ancora in mano a Franco. Il dissenso politico era invisibile, represso. A volte, ne sentivo i rumori sotterranei.

I giornali – nazionali e regionali – riportavano solo i miglioramenti nella produzione industriale. Oppure raccontavano di colorate feste locali o di preti e vescovi cattolici che benedicevano nuove scuole, officiavano battesimi, prime comunioni o matrimoni di personaggi ricchi e influenti.

*

Anche un’altra Spagna esisteva, naturalmente: quella invisibile. Il paese che viveva sotto la superficie. La Spagna dei poveri e dei diseredati. La Spagna del fascismo e della crudeltà.

Un’amica catalana mi disse, molto tranquillamente, una notte davanti a un caffè, che suo padre era morto in prigione. Era stato arrestato e condannato a diversi anni per possesso di un giornale vietato e radicale. Per aver osato parlare una lingua non ufficiale.

I primi mesi a Valencia sono inebrianti. Soprattutto, amo la luce: il luccichio blu di ogni mattina, i cieli senza nuvole, la leggerezza di spirito delle persone che affollano i caffè all’aperto di una città che sembra sempre sveglia.

Mi piace anche il modo in cui scivolo in un nuovo linguaggio: mi sembra di indossare un vestito nuovo e audace, qualcosa che non avrei mai indossato in Irlanda. Ne consegue un senso di libertà. Scopro una me diversa, che a volte mi sorprende.

È qualcosa che osservo in tutti gli anni successivi: il modo in cui mostriamo differenti sfaccettature di noi stessi, a seconda della lingua che scegliamo di parlare.

Quando l’anno laggiù si avvicina al termine, sogno in spagnolo. Conto in spagnolo. Parlo speditamente, sicura di me. E mi sembra di aver lasciato indietro molto della vecchia me.

Ho perso molte paure, insieme a tante certezze. Ho imparato che le persone sono molto più complesse di quanto possano sembrare. E, per quanto esitante, ho iniziato a scrivere.

Poesia in un primo momento, giocando con le mie due lingue. Comincio a divorare i dizionari. La spinta esercitata dalle parole diventa più forte. Imparo a conoscere le sfumature, come le parole contino. Quanto conta la precisione.

A Londra, trovo un lavoro temporaneo presso la biblioteca dell’Alta Commissione australiana. È l’atmosfera perfetta per immergersi di nuovo nella lettura dell’inglese. Uno dei vantaggi del lavoro è che posso prendere in prestito tutti i libri che mi piacciono, per quanto voglio.

Patrick White vince il premio Nobel per la letteratura quell’anno, e comincio leggendo “The Tree of Man”, poi “Voss”, poi “The Vivisector” e, infine, “The Eye of the Storm”.

Probabilmente è più preciso dire che inalo questi romanzi. Sono sempre stata una lettrice vorace, e ora che sto ‘tornando’ all’inglese, divento più ossessionata che mai dai libri.

Mentre leggo, continuo a chiedermi come una particolare frase, o descrizione, o la motivazione di un personaggio possano essere espresse in spagnolo.

Ciascuna lingua illumina l’altra in così tanti modi… E ognuna mi aiuta a capire le sottigliezze della scrittura.

E ora, oggi, mentre il mio tempo a Tenerife termina, ho amato di nuovo vivere tra le due lingue.

Ci vogliono sempre circa 48 ore prima che il mio cervello passi completamente allo spagnolo. Ore faticose, a volte frustranti, in cui mi rendo conto che sto traducendo direttamente da una lingua all’altra, invece di parlare senza sforzo, senza cercare, senza inciampare.

Continuo a scoprire quanto parlare un’altra lingua sia un entusiasmante compagno di viaggio per uno scrittore. Mi porta in un luogo dove ogni parola ha il suo posto, ogni sfumatura richiede esplorazione, ogni frase riflette la luce.

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Not readable? Change text. captcha txt
come cade la luce - catherine dunne - italiano - guandacome cade la luce - catherine dunne - italiano - guanda