Mi è dispiaciuto molto di non poter partecipare all’evento che si è tenuto all’Istituto Italiano di cultura di Dublino venerdì scorso. Ho dovuto rinunciare per un problema di salute e sono però molto contenta che la mia amica e collaboratrice Federica Sgaggio abbia scritto questo post sulla serata.
I miei ringraziamenti a Renata Sperandio, Jack Gilligan e tutti gli scrittori coinvolti nel corso degli anni nella avventura dell’Italo-Irish Literature Exchange.
E che questo scambio culturale tra i due Paesi possa continuare a lungo!
Catherine
Tra una Vita e l’Altra all’Istituto Italiano di Cultura a Dublino
Metti insieme gioia irlandese e calore italiano, (ma puoi fare anche il contrario) musica favolosa dai due paesi, bella scrittura, un’accoglienza cordiale, e un buon numero di partecipanti, senza la possibilità di indovinare se dire loro “Hello!” oppure “Ciao!”: gioia pura partecipare all’evento ospitato dall’istituto italiano di cultura a Dublino, venerdì scorso.
Non c’eravate? Peccato per quello che vi siete persi.
Il direttore dell’istituto italiano di cultura, Renata Sperandio, ha presentato il lancio di Tra una Vita e l’altra, pubblicato da Guanda.
L’antologia, pubblicata anche in Inglese da New Island Books, è uno dei successi dell’ Italo-Irish Literature Exchange, che Catherine Dunne e io nel 2010 avemmo il piacere di ideare, e quindi di aiutare a crescere negli anni, con il supporto sia dell’Irish Writers’ Centre che dell’istituto italiano di cultura.
Parole di benvenuto sono venute da Renata e Jack Gilligan, per l’Irish Writers’ Centre.
Quindi Liz McManus, Sean Hardie, Nuala Ní Chonchúir, Afric McGlinchey e io stessa abbiamo letto estratti dalle nostre storie o poesie pubblicate nel libro; mentre Giulio ‘Julyo’ D’Agostino ha suonato chitarra e mandolino.
Anche i due autori Mia Gallagher e Noel Monahan erano presenti tra il pubblico, e l’editore di Lost Between, Dan Bolger, era là per sostenere la nostra creatura di carta.
È stato un piacere ascoltare saluti inglesi mescolati a quelli italiani, e le lingue mischiarsi.
Si potrebbe pensare di riconoscere le persone dall’aspetto, come recita il luogo comune.
Ma la verità è che irlandesi e italiani sono così simili che bisogna accettare il fatto che il raccontare conosce un solo linguaggio: quello di ascoltare l’uno le voci dell’altro.

