Dal mito a ‘Come Cade la Luce’, da Fedra a Melina

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Chi è, davvero, la Fedra del mito? Come sono passata da quella Fedra alla mia Fedra, ovvero la Melina di ‘Come Cade la Luce’?

Fedra

Intanto dipende da quale versione del mito vogliamo seguire, e Fedra sarà una donna manipolatrice ed egoista, immorale e ribelle, indifferente ai doveri e alle convenzioni del suo tempo.

Oppure sarà una donna impotente e oppressa: vittima dell’ira degli Dei e di un marito tirannico; prigioniera di norme sociali e aspettative.

Ciò che rimane costante nelle varie versioni è il fatto che Fedra sia moglie di Teseo, re di Atene: un uomo capace di violenza estrema e casuale crudeltà.

Re Teseo era il padre di Ippolito, la madre del bambino era l’amazzone Ippolita. Secondo il mito, Teseo, stanco di Ippolita, decise di sposare poi Fedra.

Cose che i re facevano spesso, a quei tempi… Il consenso della donna non era certo un problema: la femmina della specie era lì per servire, fare figli e starsene in silenzio.

Una volta sposata da Teseo, Fedra diventa la matrigna di Ippolito.

Quando lo incontriamo per la prima volta nella tragedia di Euripide, Ippolito ha fatto voto di castità. Non ne vuole sapere delle donne e questo provoca la furia di Afrodite.

Nella mitologia greca gli Dei sono sempre a immischiarsi nelle faccende umane. Sono vendicativi e implacabili, spietati nella loro dorata onnipotenza. Causano il caos ogni volta che si muovono.

Ippolito si rifiuta di inchinarsi al volere di Afrodite, la Dea dell’amore, preferendole Artemide, la casta Dea della caccia.
Infuriata, Afrodite getta un incantesimo su Fedra, facendola innamorare del figliastro.

Ad Afrodite non resta altro da fare che godersi lo spettacolo causato dal caos che porterà la sua interferenza tra gli umani.

Certo un comportamento non proprio corretto nei confronti di Fedra, ma il potere esercitato nella mitologia greca non è accondiscendente verso le donne, non è cortese, non viene condiviso…

Da Fedra a Melina, dalla Grecia del mito alle moderne Cipro e Dublino

Ma per creare una rielaborazione moderna del mito di Fedra, era necessario apportare molte modifiche alla storia che conoscevo. Ero comunque determinata, però, a rimanere fedele alla storia che mi aveva ispirato.

Volevo addentrarmi negli aspetti psicologici che il mito ci offre: dare al lettore moderno la possibilità di riflettere su concetti quali dovere e obbedienza; sul controllo e il silenzio; inoltre, indagare su che cosa succede quando la moralità convenzionale entra in conflitto con il desiderio e la passione sessuale.

La “mia” Fedra

La “mia” Fedra, che in ‘Come Cade la Luce’ diventa Melina, è, quando la incontriamo per la prima volta, una giovane donna, la minore dei tre figli di Aristotele e Fillida Emilianides.

Gli Emilianides sono una famiglia di emigrati: sono arrivati in Irlanda dopo l’invasione turca di Cipro nel 1974.

La sorella di Melina, Alexia, è la maggiore, il fratello Mitros è il mezzano dei tre.

Mitros è gravemente disabile fin da bambino, amato dal resto della famiglia, ma sulla famiglia il suo costante bisogno di attenzione e cure avrà un profondo impatto, tanto sui genitori quanto sulle sorelle.

Melina, come figlia più piccola, cresce obbediente, spesso timorosa, sempre sul chi vive. È spesso lei il paciere nelle non facili dinamiche di una famiglia complessa.

Il romanzo è, tra le altre cose, l’esplorazione del maturare di Melina, da bambina a donna adulta, da una quieta passività a qualcosa che è o inaccettabile o un coraggioso atto di autodeterminazione: sarete voi a giudicare.

Il carattere e le esperienze di Melina sono ispirate dalla Fedra del mito antico, ma questa storia è la sua storia.

Come figlia, sorella e moglie si trova ad affrontare decisioni complesse.

Imparerà a mettere in discussione il senso del dovere e le convenzioni del proprio tempo, della sua famiglia, della società che la circonda.

È attraverso tutto questo che Melina diventerà, finalmente, se stessa. Spero che vi farà piacere conoscerla, tanto quanto lo ha fatto a me.

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