I libri, la vita e tutto il resto in quel di Arezzo

 In Diario, News

La mattina che sono arrivata al Liceo Scientifico Francesco Redi mi sono sentita come se stessi viaggiando a ritroso nel tempo.

Certo non era lo stesso edificio, non erano gli stessi luoghi, e dovevo ancora incontrare gli studenti e gli insegnanti. Nondimeno, varcata la soglia della scuola, l’atmosfera mi ha avvolta come un’onda.

Era tutto lì, come una volta: il silenzio nei corridoi dopo che le lezioni erano già iniziate, il brusio dell’attività dietro le porte chiuse delle classi, l’energia della gioventù che pulsa tra i corridoi. Mi sono sentita assolutamente a casa: come se fossi di nuovo a quando insegnavo a Dublino, con tanto di colleghi e alunni.

D’altra parte, non sapevo che cosa aspettarmi per la mattinata.

Naturalmente sapevo già che avrei incontrato un folto gruppo di ragazzi che avevano letto due dei miei libri, La Grande Amica (Heart of Gold) e Quel Che Ora Sappiamo (The Things We Know Now).

Avremmo discusso il processo della scrittura, l’arte della lettura attiva, le reazioni degli studenti alla letteratura: tutte cose che mi sarebbero sembrate felicemente familiari grazie alla mia precedente vita da insegnante.

Non ero però, davvero, nella mia classe irlandese di vent’anni fa: moltissime cose sono cambiate nel frattempo. Come potevo essere sicura di avere qualcosa da dare a questi giovani? Sarei stata in grado di capire, e di farmi capire? Ci sarebbero stati elementi in comune sufficienti per sostenere le due ore di conversazione in cui saremmo stati impegnati?

E un po’ di tempo per prenderci reciprocamente le misure è servito ed ero ben cosciente del fatto che rivolgendomi direttamente a singoli studenti, chiedendo che mi proponessero una domanda, li avrebbe fatti sentire, nel bene e nel male, sotto i riflettori.

Forse non era giusto, e ero cosciente del fatto che le cose avrebbero potuto prendere una piega sbagliata, ma qualche volta c’è pure da rischiare un po’ per far sì che la conversazione prenda il volo.

Invece le domande degli studenti sono state fresche, oneste, dirette.

Mi ha emozionato il modo in cui si sono voluti far coinvolgere dai testi – oltretutto, testi in una lingua che non era la loro lingua madre – e in cui hanno articolato le loro risposte emotive ed estetiche ai testi stessi.

La loro volontà di prendere parte alla discussione è stata la più grande dimostrazione del loro coraggio – non è facile uscire dall’anonimato protettivo del gruppo – e la prova dell’alto livello dell’insegnamento del Liceo Redi.

Leggere è un atto creativo, così come lo scrivere.

Gli scrittori scavano nella “ordinaria” esperienza umana per portare alla luce quello che si trova sotto.

Esploriamo ciò che sta sotto al modo in cui pensiamo, il modo in cui ci comportiamo, il modo in cui cresciamo.

A volte, come lettori, ci imbattiamo in un libro che è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in un particolare momento della vita. Ci parla in un modo che è nuovo, e fresco, e stimolante. E qualche volta, proprio quel libro ci aiuta a capire noi stessi, in modi inattesi.

Sono stata contenta di vedere che La Grande Amica ha fatto comprendere a un lettore di avere tanti motivi per credere in se stesso.

Per un altro, c’è stato il puro piacere di guardare un personaggio immaginario vendicarsi di qualcuno che le aveva fatto del male.

Per un altro ancora c’è stata la consapevolezza che

“chiunque può sbagliare”.

In tutte le risposte c’era la disponibilità di vedere l’altro punto di vista, di capire le motivazioni e di sentirsi compresi.

Con gli studenti più grandi i nostri argomenti di discussione comprendevano la crescita e il fenomeno pericoloso del cyberbullismo.

Nella nostra discussione su Quel Che Ora Sappiamo ci siamo soffermati sulle tante difficoltà della vita dei teenager oggi: l’onnipresente incertezza della vita quotidiana, la difficoltà di comunicazione, la consapevolezza dell’alienazione.

I contributi degli studenti sono stati ponderati e ben articolati.

Un lettore ha colto l’esperienza di comprendere la fragilità della vita di alcuni personaggi, il senso di colpa esperito da altri, la sofferenza provata dal personaggio principale.

Un altro ha sentito intensamente la gioia di essere compreso: infine il dolore di sentirsi esclusi e non accettati dagli altri è stato ben sviscerato e fissato per iscritto.

Riflessioni e osservazioni del genere mostrano come l’empatia possa essere creata e alimentata dall’atto della lettura e questa è una risposta davvero preziosa per uno scrittore.

Tanti studenti hanno scritto le loro impressioni sul nostro incontro, ed io sono stata davvero contenta di riceverle. Hanno parlato di come è importante non perdere mai la speranza, non smettere mai di lottare contro la discriminazione, non mollare mai.

Voglio ringraziare tutte le persone coinvolte, insegnanti così come studenti, per il calore del loro benvenuto al Liceo, per l’entusiasmo della loro partecipazione e per l’onestà delle loro osservazioni.

È stato un piacere incontrarvi tutti.

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