‘Come Cade la Luce’, i personaggi: Mitros / il Minotauro

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Continuando la carrellata dedicata ai personaggi di ‘Come cade la luce’: incontriamo Mitros, la libera reinterpretazione del Minotauro.

Il Minotauro

Un calice da vino etrusco mostra Pasifae, la madre del Minotauro, mentre tiene il figlio tra le sue braccia, guardandolo teneramente.

Questa immagine mi ha colpito tantissimo per tutto l’amore materno e l’accettazione che contiene.

Nel mito greco il Minotauro è metà uomo e metà toro e vive al centro del labirinto. Per aver ucciso il figlio di re Minosse i cittadini di Atene sono costretti a offrire regolarmente in sacrificio al Minotauro sette uomini e sette donne.

Il Minotauro divora le sue vittime, oppure le lascia vagare nel labirinto finché non muoiono.

Il mito greco insiste sulla natura violenta del Minotauro, ma non è lui a chiedere questo orribile sacrificio: è un umano, il re Minosse, che cerca vendetta per la morte di suo figlio.

Quel tenero ritratto etrusco suggerisce una interpretazione più sfaccettata, più complessa di quella strana creatura. È questo che ha colpito la mia immaginazione.

E se il Minotauro fosse stato semplicemente qualcuno nato con un problema fisico su cui non aveva controllo?

E se Pasifae avesse amato questo suo figlio tanto quanto le sue figlie completamente umane, Fedra e Arianna?

E se Fedra e Arianna stesse avessero amato questo essere semplicemente come loro fratello, amandolo più profondamente, più compassionevolmente, proprio per le sue difficoltà?

E se, e se e se… L’eterna domanda degli scrittori.

Dal Minotauro a Mitros

Nel mio romanzo ‘Come cade la luce’, mi sono presa molte libertà rispetto al mito di Teseo, Arianna, Fedra e il Minotauro: li ho usati come un trampolino per l’immaginazione.

I miti mi suggeriscono sempre qualcosa, stimolano il mio impulso creativo, mi portano a scavare più a fondo nel tentativo di comprendere le istanze psicologiche che sembrano essere alla base di essi.

In tutte le versioni del mito, comunque, il Minotauro è un diverso. Metà umano metà toro, ha i suoi due piedi in due mondi diversi, per così dire: rappresenta la dualità della natura umana.

Da un lato le nostre passioni animali senza restrizioni, dall’altro la civiltà, la razionalità, la compassione.
O almeno così vorremmo credere.

Nel raccontare la sua storia in ‘Come cade la luce’, il Minotauro è rappresentato da Mitros, il figlio mezzano di Ari e Phyllida Emilianides, fratello di Melina e Alexia.

Alexia è la più grande. E ha infatti tutte le caratteristiche che gli psicologi attribuiscono ai figli primogeniti. Alla nascita di Mitros si sente spodestata: una sensazione intensificata dal fatto che, a causa della grave disabilità, Mitros richiede tutte le attenzioni dei genitori e, così crede Alexia, anche tutto il loro amore.

È questo il labirinto familiare di Alexia: un labirinto per uscire dal quale lotterà con forza e a lungo.

Nondimeno, Alexia, come del resto la sorella minore, Melina, ama Mitros. Sono entrambe molto compassionevoli nel fronteggiare le difficoltà del fratello. Cercano di comprendere lui e il suo linguaggio fatto di simboli.

E comprendono il fatto che è lui a essere il cuore pulsante della loro famiglia, e che l’impatto della sua breve vita sugli altri componenti aleggerà a lungo.

Come scrittrice, ho dovuto avvicinarmi al personaggio di Mitros con grande sensibilità. Non volevo assolutamente far equivalere la sua disabilità a un fallimento come essere umano.

Volevo che Mitros fosse ben di più della somma delle sue difficoltà fisiche: un fratello amatissimo, che ha fatto il meglio per coloro che lo amavano. Un ragazzo con le sue speranze e i suoi sogni, anche se incapace di condividerli. Un ragazzo, infine, dal talento creativo.

Un ragazzo il cui impatto andasse al di là della sua esistenza fisica.

Anche Mitros abita un suo proprio labirinto. Un labirinto di silenzio e frustrazione. Questo, almeno fino a quando non scopre il potere dell’arte. Nell’arte il suo linguaggio è fluente. In quel linguaggio, riesce a farsi capire. È così che diviene un essere umano completo.

Il suo lascito non sarà di sacrificio, ma la gratitudine della famiglia per la sua presenza, per la sua innocente energia e l’amore che avrà arricchito tutti coloro che lo hanno conosciuto.

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